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GOVERNABILITA’ E DEMOCRAZIA

In questo periodo infame per il nostro Paese, stiamo
assistendo ad un desolante spettacolo che si svolge sul teatrino della politica
pratica: quella che viviamo ogni giorno attraverso una sconcertante messe di
prese di posizione preconcette, largamente sponsorizzate con ignoranza,
supponenza e presunzione dalle fonti di informazione (sia su carta stampata che
per radio e TV).

Come al solito si giocano le carte delle attese
messianiche e delle formule magiche, affidate al Ghepensimì di turno.

La parola d’ordine che gira su tutte le saccenti
bocche è “governabilità”. Si affida a questo termine insulso la speranza di una
panacea politica che nell’immaginario collettivo significa rapidità di
decisione ed esecuzione, senza chiedersi né di che né di come né perché.

In realtà esiste un conflitto intrinseco tra il
concetto puro di democrazia e questa malintesa governabilità. La democrazia,
cioè il potere del popolo, vuole due elementi essenziali: rappresentanza e
dibattito. La prima è condizione essenziale affinché sia presente la voce di
tutte le classi sociali e di tutte le filosofie politiche; la seconda è quella
condizione per cui lo scontro di interessi divergenti si risolva in un
compromesso che metta in primo piano il superiore interesse dell’insieme
sociale in cui si vive ed opera.

La governabilità, nella accezione in cui v iene
declinata attualmente, rappresenta invece una forma paradittatoriale di
decisionismo, affidato ad una maggioranza artificiosamente precostituita e del
tutto sordo alle ragioni dell’altro.

Con questo non voglio certo dire che in democrazia non
ci sia governabilità. In democrazia la governabilità è il frutto di un onesto e
ragionevole accordo tra forze politiche che si accordano su un programma di
breve e medio periodo, della affidabilità ed autorevolezza di chi viene
chiamato a reggere i dicasteri dell’esecutivo e del consenso parlamentare che
segue un dibattito serio, ragionato e ragionevole. Questo corrisponde pure,
intrinsecamente, a tempi rapidi di esecuzione. Abbiamo già visto che, quando si
vuole e c’è accordo, si può promulgare un provvedimento legislativo nello
spazio di una settimana, anche col vituperato sistema bicamerale che, di
solito, serve anche a correggere le incoerenze della prima stesura della legge.

Qui, comunque, non intendo ergermi a paladino del
bicameralismo perfetto, anche se la critica a tale sistema dovrebbe essere più
sul sistema elettorale incoerente che esiste tra le due camere che al sistema
di per sé. Si può essere democratici anche con una camera sola, basterebbe
essere più seri e costruttivi, ma il GHEPENSIMi’ che si sta prefigurando, con
grande plauso mediatico, è l’antitesi perfetta della democrazia, sia nella
forma grillina che in quella renziana, figlie entrambe del berlusconismo
(quello sì perfetto) che ha macchiato l’ultimo ventennio e figlio a sua volta
di quel craxismo che ha condotto a morte i partiti della cosiddetta prima
repubblica.

 

~ di Blog Admin on 21 Gennaio 2014.

4 Risposte to “GOVERNABILITA’ E DEMOCRAZIA”

  1. Arridatece er puzzone!

  2. Vedi gente che plaude? mah…io vedo parecchio malcontento! Neppure Berlusconi aveva osato tanto! Rischia di far scambiare un lupo per agnello!Comunque oggi ho iniziato a prelevare in banca quei pochi modesti risparmi!Troppo comodo fare i froci col sedere altrui! E la volgarità ci sta TUTTA!!!!!

  3. Sto bene carissima, anche se devo affrontare altri interventi (ma non sono collegati e mi preoccupanop poco). Quanto a quel signore quel che temo è che prima di cadere faccia ulteriori danni. Il peggiore sarà quello di sputtanare definitivamente la politica rappresentativa, quella che chiamiamo DEMOCRAZIA. Purtroppo anche il cosiddetto italicum (nome infelice: era quello di un treno che subì un attacco terroristico con morti e feriti) mi pare peggiore del “porcellum”, un vero esempio di dittatura mascherata; e poi ci sono anche delle premesse di provvedimenti finanziari che possono ulteriormente distruggere i sudati risparmi del già massacrato ceto medio. Mi pare che si stia instaurando un sistema di pirateria di Stato e, quel che è peggio, la gente non si rende conto e applaude. Si crede che la soluzione per la redistribuzione del reddito (cosa in sè sacrosanta) sia l’espoliazione del vicino di casa. La rivoluzione francese non ci ha dunque insegnato nulla così come non abbiamo imparato nulla dalla storia più recente delle dittature del novecento. Io la mia vita l’ho vissuta e, sia pure con difficoltà, riuscirò forse a concluderla con dignitosa morigeratezza ma senza una vera indigenza. Sono invece molto preoccupato per quelle generazioni, oggi più o meno ventenni, che verranno dirette da quei quarantenni nati negli anni del disimpegno e cresciuti nella bambagia che oggi si accingono a fare tutte quelle cose di cui non sanno assolutamente niente.

  4. Ah bene…la forma renziana la stiamo ammirando in questi giorni…o meglio, io proprio non riesco a digerirla!
    … e quando lo sento pavoneggiarsi e incoraggiare i giovani dicendo loro che se ce l’ha fatta lui ce la posson fare tutti, mi vengono i brividi, mi assale forte il disgusto per COME è “arrivato” lui…
    Tu piuttosto come stai?