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PENSIONI: L’IGNORANZA, LA MALAFEDE E L’INVIDIA

In una situazione di generale disastro dell’economia, con famiglie che si vedono falcidiare il pane quotidiano (tra contratti a tempo, disoccupazione e licenziamenti), chi governa trova una oggettiva difficoltà nell’affrontare il giustificatissimo malcontento popolare che rischia di sfociare in tumulto e di sfuggire ad ogni controllo. Che fare allora? Semplice, si ripropone la vecchia tecnica della distrazione.

La distrazione consiste in questo: si sceglie in falso obiettivo, possibilmente qualcosa che possa facilmente suscitare lo spirito di squadra: i malcontenti, che sono la stragrande maggioranza, da una parte ed un gruppo minoritario (almeno a livello di forza fisica e politica) dall’altra; a fungere da paravento e contrappeso, in altre parole: un capro espiatorio. Allora chi scegliere? La Casta con le auto blu e il finanziamento pubblico sono qualcosa che da un lato ha esaurito la propria spinta mediatica e dall’altro  non è un tasto su cui convenga battere. C’è il vecchio discorso dell’extra-comunitario che ruba il lavoro agli italiani, ma quello è già appannaggio di un gruppo d’opposizione ormai fuori moda e non incontra il favore della curia, perciò lasciamolo perdere, specie in un momento in cui si versano lacrime di coccodrillo sugli annegati di Lampedusa.

In realtà, si sa benissimo che alla base del degrado economico e produttivo c’è una politica economica inetta, la scelta del modello thatcherian-reaganiano che conviene solo alle potenti multinazionali della finanza, la miopia crudele delle grandi potenze che hanno fatto inginocchiare la piccola, innocua Grecia che si poteva salvare con pochi spiccioli del bilancio comunitario, la volontà di distruggere un sistema di garanzie costruito in oltre un secolo di lotte animata dallo scopo di poter fare del lavoro un’arma di ricatto e del lavoratore un obbediente suddito. Si sa pure che tutto ciò non ha funzionato e rischia di essere un boomerang ma le potentissime lobby della finanza temono che ogni cedimento possa scoperchiare la pentola e tengono duro. Che fare allora per distrarre l’attenzione dalla verità? A chi si può addossare la colpa dei disastri?

Restano la sanità e le pensioni. La sanità però ha ormai subito una falcidie intollerabile e la potentissima lobby dei primari dà segni di nervosismo pericolosi. Le pensioni sono state già massacrate, però c’è ancora un po’ di spazio per sollecitare la guerra tra poveri: ci sono le famigerate PENSIONI RETRIBUTIVE e poi si può battere pure la grancassa delle PENSIONI D’ORO! Questa sì che è un’idea: la maggior parte dei pensionati, che sono circa 17 milioni, ha un reddito da fame nera, prende dai 400 ai 1000 euro, non ha neppure i soldi per un giornale e vede al massimo la televisione. Cosa c’è di più facile che sollecitare il più antico dei sentimenti, l’invidia, e dire loro che la misera situazione dell’Italia è colpa di chi ha una pensione dignitosa? Inoltre la cosa si può spendere bene anche presso quella massa di disoccupati e lavoratori marginali che, ignoranti come cucuzze perché titolari di una squalificata licenza media, e talvolta anche di un altrettanto squalificato diploma, ma incapaci (lo dicono gli enti preposti, non io) di comprendere il significato di un testo e di fare semplici operazioni aritmetiche, si berranno come oro colato le fandonie di prezzolati giornalisti televisivi dagli stipendi milionari che diranno loro che una pensione di 3000 euro lordi (poco più di 2000 netti) è un vergognoso spreco che lo Stato non si può permettere ed è stata ottenuta con mezzi loschi senza aver versato un decente corrispettivo nell’arco della vita lavorativa. A tal fine si rievoca la vecchissima legge Rumor, abolita ormai da 21 anni che consentì alle madri di figli piccoli con più di 15 anni di anzianità nel pubblico impiego di avere una pensione. Che tale pensione fosse ben modesta (solo il trattamento della contingenza, ormai abolita, e la presenza dello stipendio del marito rendevano conveniente l’offerta. La legge infatti fu varata per evitare di aggravare le casse dello Stato della spesa necessaria ad aprire un numero conveniente di asili ed asili nido e fu quindi un subdolo risparmio, non un aggravio di spesa) ed oggi corrisponda a poco più del trattamento minimo per la modesta percentuale delle donne che avevano allora i requisiti viene opportunamente taciuto. Viene ugualmente taciuto, per lo stesso motivo, che i cosiddetti baby-boomers, cioè quella gran quantità di bimbi che nacque nei primi anni del dopoguerra e fanno paura alle casse dell’INPS per l’alto numero, sono andati in pensione dal 2009 in poi, il che vuol dire che la loro pensione contributiva, quando è tale, si è calcolata sulla retribuzione media degli ultimi 10 anni (che possono talora essere anche in decremento) e non sull’ultimo stipendio – come si dice, mentendo, nei dibattiti televisivi – perché anche questa regola appartiene ormai all’archeologia previdenziale e la promozione in uscita che serviva ad aumentare la pensione era applicata come prassi solo presso le forze armate e la polizia dove poi non si andava in pensione ma “a riposo”, e non a carico dell’INPS (cosa introdotta per tutti dal governo Monti per coprire gli ammanchi della pubblica amministrazione che, in sostanza, aveva sempre omesso di accantonare i contributi dovuti) ma a carico del Tesoro, cioè dell’unica “tasca” indifferenziata dello Stato. Inoltre chi non aveva almeno 18 anni di contributi quando fu reintrodotto il contributivo (nel ’95) ha un trattamento misto di pochi anni retributivi e molti contributivi, se però ha cominciato nel ’93 o dopo ha il contributivo puro. Il retributivo puro si applica quindi solo ha chi ha lavorato con continuità da prima del ’77.

La cosa peggiore poi è che alti funzionari dell’INPS ed influenti personaggi politici vanno dicendo con grande sicumera che nessuno ha contribuito tanto quanto poi riceve da pensionato.

Dato che ritengo questa affermazione falsa e tendenziosa, permettetemi di fare i conti della serva. Mi perdonino i barbuti ragionieri della previdenza, avvezzi a conti complicati ed infiniti: io mi baserò sulle semplici quattro operazioni delle scuole elementari. Il risultato sarà forse un po’ approssimativo ma credo che ognuno potrà riconoscerne la congruità.

Cominciamo con l’informare il povero stipendiato, spesso ignaro dei meccanismi e quindi facilmente indotto in errore, che il contributo versato alla cassa di previdenza pensionistica non è la piccola somma che vede così indicata nella busta paga (quella è la quota a suo carico), ma corrisponde al 33% dello stipendio LORDO. Voglio dire che la parte che compete al datore di lavoro (la più grande) è, di diritto, un elemento stipendiale e non un regalo; non viene indicata nel lordo per puro espediente contabile.

Veniamo dunque ai conti:

Per ogni 100 euro di lordo, ci sarà quindi un versamento contributivo di 33 euro mentre il lavoratore, di quei cento euro ne vedrà circa 60 DI NETTO. (detto tra noi: non facciamo confusione col TFR che è sempre una retribuzione differita, come la pensione, ma corrisponde ad una mensilità lorda annua). Detto lavoratore vede quindi, per ogni cento euro lordi di retribuzione, una paga netta annua di 60 x 13 = 780 euro e versa all’INPS 33 x 13 = 429 euro per anno. Se il lavoratore ha diritto al trattamento retributivo, vedrà, dopo 40 anni di onesto lavoro, una pensione corrispondente all’80%, e cioè 48 euro mensili corrispondenti a 48 x 13 = 624 euro annui per ogni 100 euro di retribuzione media degli ultimi 10 anni di lavoro percepiti. Ma quanto ha versato nei suoi 40 anni di contribuzione? Ha versato 429 x 40 = 17.160 euro per ogni 60 euro mensili percepiti al netto. Ora, se dividiamo per le tredici mensilità pensionistiche la somma accumulata si otterranno gli anni di pensione che il lavoratore si è messo da parte, questo senza guardare agli interessi che a tale somma andrebbero attribuiti durante il periodo di vita del pensionato.

Facciamo dunque questo conto: 17.160 : 624 = 27,5 cioè ventisette anni e sei mesi. Quindi un lavoratore pensionato ai classici 65 anni di età esaurirà, se ci arriva, il capitale da lui accumulato all’età di 92 anni e sei mesi. Viva la faccia dei soldi “rubati ai figli!”.

Se quel medesimo lavoratore andasse in pensione col contributivo, vedrebbe un trattamento pensionistico pari a circa 30 euro mensili, cioè 390 euro l’anno per ogni cento euro lordi di retribuzione media, e vedrebbe risarcito il proprio contributo all’età di 109 anni.

Concludiamo: a mio parere LA VERA TRUFFA E’ IL CONTRIBUTIVO! Il vero motivo del deficit previdenziale è da imputare al fatto che mentre la previdenza deve essere un sistema mutualistico basato sulle cifre versate, l’assistenza agli invalidi, ai cassintegrati e agli anziani che non hanno contribuito dovrebbe essere a carico della fiscalità, cioè delle tasse, del Tesoro. Così non è perché lo Stato ha scaricato tutto sulle spalle dei lavoratori per coprire i propri ammanchi di cassa ed ora attacca i pensionati perché difficilmente potranno mai costituire una forza di resistenza organizzata (che fanno, scioperano?). VERGOGNA!!

Una società che non rispetta i propri vecchi non è civile.

Un’altra stupidaggine è quella delle pensioni d’oro. Pare appurato che le pensioni con un lordo superiore a 40.000 euro mensili siano una decina, tutte regolari sulla base dei contributi versati. Ci sono poi, in tutto, 540 pensioni che superano un lordo di 5000 euro mensili (poco più di 3200 netti), anche esse del tutto regolari sulla base dei contributi versati. A parte il fatto che se si contesta che ci siano pensioni di un certo rilievo si dovrebbe in assoluto contestare qualsiasi tipo di retribuzione che supera certe cifre, altrimenti non si capirebbe perché un direttore di banca o l’amministratore delegato di una compagnia assicuratrice o il manager di una grande azienda debbano avere retribuzioni e benefit di un certo tipo e perché poi le stesse persone, una volta che si siano ritirate dalla vita attiva, debbano rinunciare a tutto ciò di cui godevano in precedenza, accontentandosi di un assegno di sopravvivenza insufficiente pure per pagarsi una degna casa di riposo. Con regole di questo tipo converrebbe a qualsiasi valido professionista di lasciare questo Paese e nessuno si farebbe venire la voglia di investire in Italia.

Torniamo però di nuovo ai nostri “conti della serva”:

A titolo d’ipotesi, poniamo che la retribuzione media dei 540 suddetti sia di 100.000 euro annui netti. Immaginiamo poi di ucciderli tutti e rendere disponibili questi soldi per gli altri 16.999.460 pensionati. La cifra disponibile sarebbe di 54 milioni di euro annui che, suddivisi per i suddetti pensionati NON d’oro, consentirebbe loro di ricevere l’enorme cifra di 0,244 euro (24,4 centesimi) in più al mese. Questo sì che è un AFFARE D’ORO!!!

~ di Blog Admin on 2 Novembre 2013.

12 Risposte to “PENSIONI: L’IGNORANZA, LA MALAFEDE E L’INVIDIA”

  1. Temo di no carissima. Grazie comunque per il commento e auguri di buon anno.
    J.

  2. Che situazione disastrosa. Abbiamo raggiunto il fondo o ancora no?

  3. Belpi, francamente non so se tale azione sia possibile. Hanno bloccato pure gli stipendi dei dipendenti pubblici, anche in caso di avanzamento di carriera e questo mi pare ancora peggio. Purtroppo temo che non sia finita qui. Per questo vorrei che arrivassero al governo quante più proteste sia possibile. In fondo siamo in 17 milioni su questa barca e circa 5 milioni su quella del pubblico impiego. Purtroppo siamo italiani, cerchiamo la via traversa e godiamo se il nostro vicino ha preso uno schiaffo. Poi quando lo schiaffo arriva anche a noi smettiamo di ridere, ma ormai siamo rimasti soli.
    J.

  4. Ma non si può fare una “azione collettiva’ contro l’amministrazione statale per la palese incostituzionalità del blocco dell’adeguamento all’inflazione? Avevo sentito alla TV che non e conforme alla costituzione bloccare l’adeguamento e men che meno per due anni consecutivi. Buongiorno

  5. Beh, non sono sicuro che giovi fare di ogni erba un fascio. Sono certo che non tutti i politici si lasceranno tentare da questo ignobile gioco al massacro ma il pessimo esempio della Grecia mi impensierisce. Credo che se tutti i pensionati bloggers, o almeno quelli che effettivamente hanno regolarmente contribuito, facessero sentire il loro dissenso, anche smentendo le fandonie di certi politici, la cosa potrebbe avere un peso. Se in un momento così difficile (a prescindere dalle colpe, perchè comunque bisogna affrontare la realtà) si chiede un contributo ulteriore a chi può darlo, io sono pronto (a condizione che poi vada a chi veramente ha bisogno) ma non come “pensionato” bensì come “contribuente” perchè, a parità di retribuzione, di quei soldi ha meno bisogno un giovane che un anziano.

  6. i nostri politici sono delle persone che rubano ai poveri per dar3e ai ricchi e noi che figli siamo paghiamo i loro sbagli

  7. credo che i nostri governanti sono veramente dei personaggi ignobili e sfruttano la povera gente che ha sacrificato una vita .e quando arrivano alla pensione se ci arrivano devono continuare a fare ancora dei sacrifici per vivere una vita serena.

  8. a conti fatti sopravvivo perchè la mia pensione è basata sui versamenti effettivi, ho fatto bene ad avere ancora in età operativa un ulteriore impegno lavorativo, Ma questo una volta era possibile ora c’è il vuoto per tutti , eccetto i politici che resistono a spartirsi tutto ciò che possono.

  9. i pensionati sono sempre piu’ poveri, continuando di questo passo anche alcuni pensionati sono sulla soglia della poverta’.

  10. Bello questo post, bisognerebbe farne un manifesto e mandarlo in giro per farlo conoscere a tutti. E sei stato anche timido nei tuoi conti, non hai considerato la somma di interessi cumulati sulle somme versate agli enti previdenziali! E sono parecchi soldini. E ci sarebbe ancora molto da dire, ma per carità di patria (ammesso che ce ne sia ancora una) lasciamo perdere. un abbraccio.

  11. E’ importante l’articolo…non i commenti…

  12. Mi scuso ma ho dovuto cancellare e riscrivere perché avevano hackerato l’articolo. Si sono perciò persi i commenti-