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KAZAKISTAN

 

 

 

Mi permetta l’ottimo Giannini di pubblicare il suo articolo su Repubblica. Mi sono sempre ripromesso di non affrontare in prima persona argomenti politici, non per viltà ma per rispetto delle opinioni degli altri. Opinioni sempre legittime se, a loro volta, vengono espresse con rispetto. C’è però un limite a tutto e di fronte a questo nuovo misfatto, io sento una profonda vergogna di appartenere a questo Paese e, lo dico con grande serietà, di essere rappresentato da questo governo. Il caso Ruby poteva anche far sorridere, questo no.

Questo è l’articolo di Giannini:

C’è uno scandalo politico da illuminare, nella linea d’ombra che attraversa gli Stati e gli apparati, la diplomazia e la burocrazia, i diritti e gli affari. 

Solo in Italia può succedere che cittadini stranieri, ma domiciliati qui, possano essere “sequestrati” in gran segreto dalle autorità di sicurezza e rispediti nel Paese di provenienza, dove si pratica abitualmente la tortura. 

Solo in Italia può accadere che questi cittadini siano rispettivamente la moglie e la figlia minorenne di un noto dissidente del Kazakistan, rimpatriati a forza con il pretesto di un passaporto falso per fare un “favore” a un premier “amico” come Nazarbayev, con il quale si fa business ma del quale si parla come di un dittatore violento e senza scrupoli. 

Solo in Italia può avvenire che un simile strappo alle regole dei codici nazionali e internazionali sia scaricato, tutto intero, sulle spalle dei funzionari della pubblica amministrazione, mentre i ministri del governo della Repubblica si lavano serenamente le mani e le coscienze. Perché questo è, alla fine, il comunicato con il quale Palazzo Chigi prova a chiudere l’oscuro caso Ablyazov-Shalabayeva: un atto di viltà politica e di inciviltà giuridica, che invece di ridimensionare lo scandalo, lo ingigantisce. 

Il testo, redatto alla fine di un vertice tra il presidente del consiglio Letta e i ministri Alfano, Bonino e Cancellieri, è un concentrato di buone intenzioni e di clamorose contraddizioni. Chiarisce che le procedure che hanno portato all’espulsione di Alma Shalabayeva e della sua figlioletta di sei anni sono state assolutamente regolari sul piano formale. Trasferisce sulla Questura di Roma e sulla Digos la colpa “grave” di non aver comunicato ai vertici del governo e ai ministri competenti “l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione”. Riconosce l’errore, revoca il provvedimento e si premura di verificare “le condizioni di soggiorno della donna” ora detenuta nella capitale kazaka, auspicando che possa al più presto “rientrare in Italia per chiarire la propria posizione”. 

Il cortocircuito è evidente: si prova a coprire questa vergognosa “rendition all’amatriciana”, ma di fatto si sconfessa senza ammetterlo l’operato di Alfano, che ne aveva negato l’esistenza. Sommerso dalle critiche internazionali e dalle polemiche interne, l’esecutivo prova a dire l’indicibile all’opinione pubblica: di questa vicenda non sapevamo niente, ha fatto tutto la polizia senza avvertirci, ma ha fatto tutto secondo le regole, e nonostante questo ci rimangiamo l’espulsione. Un capolavoro di ipocrisia pilatesca, che non regge alla prova dei fatti e meno che mai a quella dei misfatti. Basta ricapitolarli, e incrociarli con le spiegazioni farfugliate in queste settimane dai ministri, per rendersi conto che la linea difensiva non tiene. Le domande senza risposta sono tante, troppe, per non chiamare in causa direttamente il vicepremier e responsabile del Viminale Angelino Alfano, e in subordine le “colleghe” Bonino e Cancellieri. 

Come si può credere che la Digos organizzi di propria iniziativa un blitz imponente, che nella notte tra il 28 e 29 maggio impegna non meno di 50 uomini, per arrestare Muktar Ablyazov, “pericoloso” oppositore del regime kazako di Nursultan Nazarbayev, inseguito da “quattro ordini di cattura internazionale” (in realtà ne risulta uno solo)? Come si può credere che la Questura di Roma e poi il prefetto decidano di propria iniziativa il decreto di espulsione a carico della moglie del dissidente Alma, per poi trasferirla insieme alla figlia Alua al centro di accoglienza e infine imbarcarla su un aereo per il Kazakistan con il pretesto di un passaporto della Repubblica centrafricana falso (che in realtà si rivelerà autentico)? 

Pensare che un affare di questa portata politica, che va palesemente al di là della dimensione della pubblica sicurezza, possa esser stato gestito in totale autonomia dal capo della Digos Lamberto Giannini e dal dirigente dell’ufficio Immigrazione Maurizio Improta, è un’offesa al buonsenso e alla dignità delle istituzioni. Eppure è quello che si legge ora nel comunicato di Palazzo Chigi. I fatti si sono svolti ormai quasi un mese e mezzo fa. Da allora, i ministri coinvolti hanno taciuto, e manzonianamente troncato e sopito. 

Dov’era Alfano, mentre per ragioni ignote si rispedivano nelle mani di un governo accusato da Amnesty International di “uso regolare della tortura e dei maltrattamenti” le familiari di un dissidente che vive tuttora in esilio a Londra? Dov’era Alfano, mentre l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov tempestava il Viminale di telefonate, per sollecitare l’operazione di polizia poi conclusa con l’arresto di Alma e Alua? Dov’era la Bonino, giustamente sempre così attenta ai diritti umani, mentre un aereo messo a disposizione dalla stessa ambasciata kazaka imbarcava madre e figlia a Ciampino, per ricacciarle nell’inferno di Astana? Dov’era la Bonino, mentre il Financial Times e i giornali internazionali denunciavano  su tutte le prime pagine lo scandalo di una doppia “deportazione” che viola apertamente la Convenzione del 1951 sui rifugiati politici? 

 A queste domande non c’è risposta, se non l’omertoso comunicato ufficiale. I ministri coinvolti non sentano il dovere di assumersi uno straccio di responsabilità. “Non sapevamo”, dicono, mentendo e ignorando che in politica esiste sempre e comunque una responsabilità oggettiva, e che la politica impone sempre e comunque doveri precisi connessi alla funzione. Non sentono il dovere di rendere conto, e di spiegare chi e perché ha esercitato pressioni, e chi a quelle pressioni ha ceduto, in una notte della Repubblica che ricorda alla lontana un’altra notte del 2010, alla Questura di Milano, quando un presidente del Consiglio chiedeva per telefono ai funzionari presenti di rilasciare una ragazza perché era “nipote di Mubarak”. Chi ha telefonato a chi, questa volta? E con quale altra ridicola scusa di “parentela eccellente” ha trasformato un’operazione di polizia contro un rifugiato politico in un gesto di cortesia a favore di un despota asiatico ricchissimo di gas e petrolio, a suo tempo in amicizia con il Berlusconi premier e tuttora in affari con il Berlusconi imprenditore? 

Altrove, per molto meno, saltano teste e poltrone. In Italia, com’è evidente, non funziona così. Sul piano etico, il minimo che si può chiedere è che a quella madre e a quella figlia, purtroppo cacciate con il fattivo contributo delle nostre autorità, sia restituito il diritto di tornare nel Paese in cui avevano deciso di vivere. Sul piano politico, il massimo che si deve pretendere è che chi ha sbagliato, chi ha mentito, o anche solo chi ha taciuto, ne risponda di fronte all’Italia e agli italiani.
m. gianninirepubblica. it 

~ di Blog Admin on 13 Luglio 2013.

7 Risposte to “KAZAKISTAN”

  1. Uhmmm qui tira aria di….spazientimento ( si può dire ) :-) A proposito del commento di Sergio , navighiamo nel liquame e speriamo di restare a galla….ehm, non vorrei essere scurrile, ma tutti sappiamo chi resta a galla…e loro galleggiano e noi, andiamo a fondo!
    P.S. bello l’ultimo commento lasciato al post sull’infinito!

  2. Ma quale anonimo? sono io! Uffaaaa

  3. Va bene. Voglio evitare la mia solita diffidenza e fingere di credere che nessuno del governo (Bonino compresa) fosse stato informato. Cosa cambia? Per quanto ne so io i titolari di un dicastero sono sempre stati considerati responsabili di ciò che fanno i loro sottoposti anche se non ne sono a conoscenza. Quindi anche in questo caso avrebbero dovuto assumersi la responsabilità dell’accaduto e dimettersi. Interviene però il Presidente Napolitano e dice che, nella eccezionale gravità della situazione economica in cui si trova il Paese, prevale su tutto l’interesse dell’Italia, e che la ragion di stato esige che il governo resti in carica. In altre parole: viene da vomitare anche a me (sottintende il Presidente) ma non posso consentire che la barca affondi. Che dire? La nausea è forte, tuttavia posso, ahimè, comprendere le ragioni del suo discorso. Navighiamo nel liquame: cerchiamo almeno di restare a galla.

  4. … “ne risponda di fronte all’Italia e agli Italiani”. Mi chiedo quanti italiani si sentano indignati per questa faccenda infame. Quanti si siano soffermati a guardare le immagini di questa donna e la sua bimba ! C’è molta omertà e molta poca voglia di indignarsi ormai…è questo il vero danno. Ieri mi son sentita dire -quasi con compassione-: ma ci si stanca troppo a indignarsi e fare qualcosa per far funzionare le cose!!! Porca miseria ma sono morti o sono vivi? Ribelliamoci, indignamoci anche e soprattutto nel ns quotidiano, cerchiamo di vedere in quella mamma noi stessi, non è complicato! Riguardo allo sport preferito in italia ( non mi riferisco al calcio), mi chiedo se nei vari passaggi di scaricare su altri ( incolpevoli) le responabilità, qualcuno davvero può non essere stato informato! Sarò ingenua, ma non credo che se la Bonino l’avesse saputo sarebbe stata spettatrice passiva! O sono troppo ingenua? In quel carrozzone che è il governo, è davvero possibile che tutti siano stati informati? O forse, può essere vero il contrario, proprio per evitare che la missione venisse intercettata e bloccata?

    P.S. Giannini è davvero un ottimo giornalista, e non è affatto male neanche fisicamente :-D

  5. Sono impegnatissima in questi giorni a fare due cose fondamentali del tipo:
    Conservare il mio dannatissimo posto di lavoro dopo che uno stronzo ( scusate la volgarità) mi ha detto che potevo considerarmi licenziata ;
    E cercare di non far perdere la casa a un pover’uomo che mi ha chiesto aiuto dopo che è finito nel letame a causa del figlio che ha falsificato la sua firma in 68 cambiali! Peró entro oggi leggo il tuo articolo ! E tenete le dita incrociate x il signore che sto cercando di aiutare…
    P.S. Sto sfoderando tutto il mio charme al telefono :-)

  6. Ancora più mi indigna quel chiamarsi fuori: lo scaricabarile di chi finge di non sapere. Finirà col trasferimento di qualche funzionario che, quando le acque si saranno calmate, tornerà con una promozione in tasca. Guarda caso il prefetto è quello che ha sostituito il prefetto Mosca che si era rifiutato di schedare i bambini ROM. Cinquanta energumeni Digos irrompono in una villa (non si sa nemmeno se avessero un mandato), picchiano il proprietario (il cognato), insultano la signora chiamandola "puttana russa", la sequestrano e la internano con la bambina di sei anni in uno di quei sporchi lager che loro chiamano CIE (centri di identificazione ed espulsione) e, inventandosi che il loro passaporto diplomatico, che garantisce impunità, sia falso, dopo solo tre giorni le rispediscono in Kazakistan con un aereo privato. Il tutto mentre il presidente dittatore Kazako è in Sardegna, dove, per puro caso s’intende, villeggia il suo ottimo amico Silvio. E Alfano, il ministro degli interni Alfano, non sa niente e casca dalle nuvole? E il presidente del consiglio Letta non sa niente e casca dalle nuvole?
    Non commento questi fatti perché esiste tutta una diatriba (nata in difesa del povero Silvio perseguitato dalle toghe rosse) per confutare le teorie del "non poteva non sapere". E la ministro degli esteri Bonino? Che pena, povera Italia!
    J.

  7. Anche se spero di conoscere maggiori particolari su questa vicenda che, così come appare, è di una infamia senza limiti e del tutto indegna di un paese che si ostina a definirsi democratico, non posso che condividere lo sdegno e la vergogna per quanto è accaduto. Già da tempo altri episodi, non so quanto meno gravi, mi hanno fatto drizzare i pochi capelli rimasti e rivoltare lo stomaco. Mi riferisco ai bambini, sottratti a forza dalla polizia, alla madre e alle zie davanti alla scuola. Ai ragazzi arrestati e massacrati di botte fino alla morte, allo schifo avvenuto durante la famosa irruzione notturna nella scuola di Genova… sono tempi bui, in ogni senso…