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L’INFINITO (seguito)

Ringrazio quanti hanno avuto la pazienza di leggere la prima parte e, sempre cercando di comunicare con la massima semplicità di cui sono capace, vi sottopongo il seguito.

L’ORIGINE?

È opinione consolidata dei cosmologi che l’universo si sia originato col Big Bang, cioè con una spaventosa esplosione della materia che si trovava tutta concentrata in un unico corpo. Detto così, a prima vista, la cosa appare semplice e intuitiva. Esistono poi numerose prove che la cosa sia vera. Allora qual è il problema? Ce ne sono molti: in linea di massima il fatto è che la cosa, com’è giusto, è difficile da immaginare. Perché? Per mille ragioni: la prima, quando accade questo fatto? Da alcuni calcoli sembra di poter dire 15 miliardi di anni fa ma neanche questo è vero perché per dirlo noi dobbiamo immaginare un tempo che sia un valore assoluto; cioè un tempo che fluisce in modo del tutto indipendente , un tempo al di fuori dello spazio, della materia, insomma un tempo che sia in qualche modo trascendente ma non è così. Infatti Einstein dimostra inconfutabilmente che il tempo ha una dimensione relativa. Era già intuibile dalla fisica galileiana perché la fisica pone in relazione spazio, tempo e velocità, per cui se non possiamo misurare uno spazio (un percorso) ed un tempo (quello impiegato per passare da un punto all’altro) non possiamo definire una velocità ma, contestualmente, non possiamo definire un tempo se non come l’intervallo che occorre per passare da un punto ad un altro ad una data velocità. Per definire il tempo abbiamo quindi bisogno di altre due dimensioni: lo spazio e la velocità. Non possiamo dunque parlare del momento del Big Bang perché nell’immobilità che lo precede (devo usare questo termine “precede” anche se evidentemente improprio perché non abbiamo un’altra adeguata categoria mentale) non ci sono né spazi né velocità. In altri termini il Big Bang crea il tempo ma si verifica in un “momento” di non tempo: il “tempo zero”. Il tempo zero corrisponde anche ad un non spazio e ad una non velocità. In altre parole l’Universo in quel non attimo è uno zero. Ha una massa spaventosamente grande (non infinita, si dice) ma nessun’altra proprietà fisica. Solo la sua espansione crea lo spazio-tempo e questo spazio rimane ed è sempre indefinito (non infinito) in quanto una definizione implica un confine ed un confine implica qualcosa di adiacente, un “fuori” che non può esistere perché, come disse un grande filosofo greco dei primordi, del quale mi sfugge il nome, “L’essere è ed il Non-essere non è, cioè non esiste”. Se ci fosse un “fuori” ci sarebbe pure un altro spazio, preesistente al tempo (altro assurdo) ed infinito; e l’Universo che conosciamo si espanderebbe al suo interno. In effetti invece l’Universo si espande perché il suo moto crea nuovo spazio ma non è all’interno di qualcos’altro né può avere confini. È quindi possibile affermare che l’Universo non ha forma, anche se il Big Bang può suggerire una simmetria sferica questa non è dimostrabile e, secondo me, è pure poco probabile.

Abbiamo dunque visto che l’Universo non ha un “FUORI”. Non ce l’ha perché l’Universo è lo spazio ed è anche il tempo, quindi qualunque cosa che esista nello spazio-tempo ne fa parte e non può essere fuori. Non c’è quindi un “confine”, una bolla di sapone, un grande muro, insomma nulla di nulla che possa dirsi “confine” dell’Universo, in quanto il concetto stesso di confine si riferisce ad una cosa che si interpone fra altre due. Ma allora questo Universo è Infinito? Pare di no. È certamente di una grandezza superiore alla nostra capacità immaginativa ma ha una massa calcolabile e quindi non infinita. Poiché però, nel suo muoversi (parlano di espansione ma non ne sarei così sicuro) crea esso stesso (o forse, più semplicemente è esso stesso) lo spazio e il tempo, possiamo dire che esso è “indefinito”.

La mia convinzione è che l’Universo si chiuda su se stesso, come un gigantesco toroide senza forma (per definirne una forma qualcuno dovrebbe guardarlo e fotografarlo da fuori ma ciò non è ipotizzabile dato che il fuori non può esistere) e, dopo il Big Bang, vada incontro al Big Crash, implodendo, annullando spazio e tempo, e tornando alla ipotetica origine: un punto materiale senza spazio né tempo, cioè quel parente prossimo dell’infinito che chiamiamo ZERO.

L’Universo dunque non è infinito ma è zero? Come è possibile se lo zero è l’infinitesima parte di qualcosa? Come può esistere un infinitesimo senza che ci sia un infinito? La mente quasi cede di fronte a questo enigma. L’unica soluzione pare quella di rispolverare il nostro vecchio infinito perché forse si può affermare che comunque il Cosmo sia infinitamente superiore allo zero e quindi, anche senza essere uno di quegli infiniti all’infinitesima potenza di cui ci parla una certa matematica sia almeno un infinituccio di basso ordine. Come escamotage mi pare un po’ misero perché lo “zero” deve poi (non è un “poi” perché siamo senza tempo, ma come altro potrei dire?) fare un altro Big Bang (altrimenti non si capisce il “precedente”) e riguadagnare spazio e tempo a quella massa che, pur essendo uno zero spazio-temporale non poteva aver perso. Se però, come già abbiamo, quasi inconsapevolmente, fatto, ipotizziamo una sequenza (sia pure in assenza della dimensione tempo) di Big Bang e Big Crash, ecco che allora recuperiamo quella dimensione “infinito” che ci eravamo miseramente persi.

Riflettiamo dunque su questa ipotesi del Big Bang e Big Crash: questa sequenza appare subito come un infinito, per di più ad ogni Big Bang la dimensione tempo ripartirebbe dall’origine il che, in definitiva, vuol dire che infiniti universi partono insieme dallo stesso punto-zero, restando però, di volta in volta, unici, indipendenti ed incomunicabili. Incomunicabili di sicuro perché, essendo in sostanza sempre lo stesso Universo non potrebbe sovrapporsi e fondersi con se stesso neppure in una parte infinitesimale. Credo sia questo che gli scrittori di libri fantasy (tra i quali alcuni scienziati) chiamano “universi paralleli”.

A questo punto, come essere umano, viene spontanea un’altra domanda: come si connette questo discorso col ciclo della vita e della morte? C’è un nesso tra questo discorso e la nostra esistenza biologica?

Certamente la vita altro non è che un evento raro e limitato nel tempo nell’ambito del Cosmo (sicuramente non è un fatto unico e terrestre) ma l’esistenza di esseri in grado di tentare una interpretazione delle leggi della natura secondo la logica ci induce a pensare che la logica sia un elemento fondante di tutto ciò che esiste. In altre parole, il dogma della “materia bruta”, in quest’ottica appare ridicolo: se esiste un pensiero così complesso nei pochi grammi di cervello di un essere biologico è difficile pensare che tutto il resto del Cosmo sia qualcosa di inconsapevole e puramente casuale. Tuttavia su questa strada si sconfina nella fede, cosa che vorrei evitare per rispetto alle religioni ed anche perché ogni religione ci porta nel mondo del “trascendente”, cioè su di un terreno inesplorabile per definizione ma possiamo comunque affermare che la umanizzazione che si fa normalmente della divinità, vista a volte come vendicatrice e a volte come materna ausiliatrice è probabilmente una visione ingenua. Rimane sempre la visione di una divinità creatrice. Essa però rappresenterebbe quel “fuori” che la logica ci dice non esistere. Che Dio sia una realtà immanente o, forse, una non realtà? Né la scienza né la filosofia possono dare una risposta certa.

Non abbiamo però ancora tentato di dare una risposta a quale sia la nostra sorte in questo eterno ciclo e non voglio sottrarmi alla domanda anche se nulla più si può fare se non una pura ipotesi.

Gli infiniti universi paralleli, questa è, in sostanza, la domanda, sono tutti identici? Se ciò fosse, dovremmo considerare ogni evento umano e la nostra stessa esistenza come qualcosa di aprioristicamente determinato, senza alcuna possibilità di variazione né, di conseguenza, alcuna responsabilità individuale per qualsiasi evento (nascite, morti, omicidi, guerre, atti di generosità e quant’altro). La nostra precisa sensazione però, e io penso che ciò sia assolutamente vero, è che la nostra esistenza ci porti ad ogni istante davanti ad un bivio ed ogni decisione nostra, come anche ogni evento esterno, sia determinante per il dopo. Mutatis mutandis, penso che ciò sia sempre vero ed estrapolabile ad ogni cosa ed evento cosmico, quindi credo che ci siano infiniti universi differenti ed altrettanti uguali tra loro e che ce ne siano infiniti che sono uguali fino ad un certo punto e si differenzino da quel punto in poi.

E noi?

Per noi la morte rappresenta il punto-zero. In quell’attimo il nostro tempo si annulla per tornare ad esistere con la nascita di un altro io in un universo parallelo che, per forza di cose, è del tutto identico (nell’infinito non esiste la probabilità zero) a quello attuale fino a quel momento ma, da quell’istante in poi, potrà essere tutto uguale (ciò che, per esempio, consentirà la nascita dei nostri figli) o tutto diverso. Dipenderà da noi e non solo.

Mi viene in mente il paradosso di un grande scienziato e premio Nobel per la pace, Bertrand Russell: Se potessi viaggiare nel tempo e uccidessi mio nonno cosa succederebbe? Non potrei nascere, e non nascendo non potrei viaggiare nel tempo ed uccidere il nonno. Quindi il nonno vivrebbe, io allora nascerei, viaggerei nel tempo ed andrei ad ucciderlo.

In realtà potrei uccidere il nonno ma, in tal caso, mi sarei spostato in un universo parallelo dove accadono altre cose. Forse anche per questo non possiamo uscire dal nostro mondo.

Ringrazio chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo e ricordo che questa è una mia visione e non pretende di essere una verità scientifica. La verità è sempre un tendere e forse il bello è che ogni punto di arrivo sarà sempre quello di una nuova partenza.

~ di Blog Admin on 5 Luglio 2013.

13 Risposte to “L’INFINITO (seguito)”

  1. Giovanna, pensare che qualcuno possa essere destinato a morire in un attentato è un pensiero abnorme. Esiste certamente un “destino genetico”, se così si può dire, per cui tu sarai alta ed io basso, tu vivrai cento cinquant’anni ed io settanta, uno avrà il diabete ed un altro un tumore ma questo non significa che uno sia destinato ad essere assassino o a sposarne uno; queste sono cose che attengono al nostro libero arbitrio. Se sparo sulla folla una raffica ci saranno morti e feriti, qualcuno verrà solo sfiorato e penserà al miracolo, chi è passato per puro caso e si è preso un colpo alla testa apparirà predestinato, il ferito che se la cava dirà: “si vede che non era la mia ora” ma tutto questo non si può chiamare destino, è pura casualità ma anche volontà assassina dell’attentatore. Esistono poi dei precisi rapporti di causa-effetto che dipendono da leggi universali ma perfino lì è difficile dire se la distruzione di un pianeta ad opera di un impatto meteorico fosse veramente ineluttabile. Il caso è certamente qualcosa di difficile da definire: Einstein, che era un creazionista, diceva che Dio non gioca a dadi, i più accaniti deterministi (tra gli scienziati) lo definiscono come l’insieme di un numero molto grande di cause molto piccole ed altri lo annoverano tra le leggi della natura.
    Se però si dovesse ammettere la pura casualità o la predeterminazione (che poi finisce con l’essere un effetto coincidente) di ogni nostra azione, allora verrebbe meno ogni nostra responsabilità e perfino ogni nostro merito. Sinceramente, questo è un concetto che non posso accettare a livello mentale e psicologico, sarebbe come vivere in un mondo di automi.
    J.

  2. L’idea del destino già scritto è sempre stata per me una speranza! Suona strano detto così, e so bene che è un pensiero codardo, che in qualche misura spinge all’immobilismo perchè, appunto, tutto è già scritto. E’ brutto da dire ma, a volte, per giustificare ciò che non faccio e dovrei fare, lo uso come pretesto!Del tipo…uno fa i controlli di rito per la prevenzione e tutto risulta ok! Dopo un paio di mesi…ecco che invece si scopre che quell’esame salva vita non te l’ha salvata perchè si è formata una neoplasia dopo…questo lo chiamo destino…o come altro potrei chiamarlo? Oppure ancora, a confutare quanto hai raccontato circa quella coppia, ricordo ( ma è solo un esempi tra tanti) di alcune persone che scamparono all’attentato alle torri gemelle, morirono in altri attentati ad es a Londra! La mia anima, la mia anima…perchè mai dovrebbe sopravvivermi ? Pensieri sconclusionati…ma c’è un generatore acceso da ore che mi sta perferendo il cervello….

  3. Caro Sergio, purtroppo quello che dici è inoppugnabile; e infatti non ho voluto in alcun modo cimentarmi su discorsi che riguardano la fede. Sull’anima in particolare ho dubbi fortissimi. Io mi chiedo: se questa entità a me legata e mia ospite non coincide, in quanto incorporea e trascendente, con la mia intelligenza, la mia sensibilità, i miei bisogni e le mie aspirazioni (infatti interventi farmacologici o droghe o traumi o interventi chirurgici o malattie, tutte cose materialissime, possono modificare o annientare la mia coscienza, la memoria, la sessualità, l’aggressività e quant’altro)perché mai mi dovrei preoccupare della sua sorte dato che non la conosco e cosa mai ha veramente in comune con me? Pensare che un bicchiere di troppo può indurre una persona a compiere azioni riprovevoli e, di conseguenza, dannare la sua anima mi inquieta.

  4. Vi siano, o meno, universi paralleli; vi sia, o meno, una rinascita in un analogo e nuovo universo; vi sia, o meno, la metempsicosi, sono tutte cose che personalmente non ci interessano e non ci coinvolgono. Noi esistiamo solo fin quando abbiamo memoria di noi stessi e del nostro vissuto. Quando la memoria decade, e il cervello si spegne, il cuore può anche continuare a bettere ma la nostra esistenza è una “non esistenza”. Siamo solo involucri vuoti. Quindi si ricade nella credenza indimostrata e indimostrabile dell’anima, della fede, di dio e del trascendente. In questa materia nè la logica nè la scienza possono purtroppo darci una risposta e tutti coloro che ci hanno provato non sono, almeno per ora, molto convincenti.

  5. Alcuni commenti non sono visualizzati sul blog, non ne capisco la ragione e me ne scuso con chi li ha gentilmente inviati. Uno di questi mi accusa di fare il gioco delle tre carte e di abusare della parola “Logica”, parola che a volte appare con diversi significati nel linguaggio corrente. Per chiarezza: io parlo della logica scientifica e filosofica, quella che parte da una tesi e ne dà dimostrazione. Se poi si vuol chiamare logico anche qualche ragionamento a pera, non è colpa mia. Come ho già ampiamente spiegato io propongo un’interpretazione ma non dimostro un teorema. Il discorso è ampliabile ed anche contrastabile, ma con argomentazioni non con insinuazioni sciocche.
    J.

  6. Se uno mette insieme tutti i “se” della vita, si accorge che talora cose importantissime sono derivate da fatti apparentemente insignificanti. Una volta,per esempio, mi trovavo in vacanza con mia moglie e due giovani fidanzati. A un certo punto del viaggio i due litigarono furiosamente e lui decise di interrompere il viaggio e ritornare. Avevamo una sola automobile (la mia), quindi il giovanotto si informò sui treni e mi pregò di accompagnarlo alla stazione. La stazione non era molto vicina e mancava un po’ alla partenza quindi ci muovemmo con calma e, durante il cammino e pure dopo l’arrivo in stazione, mi adoperai molto per indurlo a far pace con la ragazza. Alla fine si persuase e tornammo indietro insieme per riprendere la vacanza. I due non vissero felici e contenti perché molti mesi dopo si separarono definitivamente ma il fatto saliente è che il giorno dopo, leggendo i giornali apprendemmo che quel treno era esploso alla stazione di Bologna e c’era stata una strage di passeggeri.
    Non credo che esista un destino già scritto (sarebbe davvero triste), anche se molte cose della vita sfuggono alla nostra volontà. Penso che ciascuno sia libero in fondo, almeno di costruire se stesso ed il suo rapporto con gli altri. L’ambiente familiare e sociale ci condizionano pesantemente ma, a volte, come dice De Andrè, dal letame nascono i fior.
    La domanda riguarda ovviamente la nostra vita negli universi paralleli e non saprei cosa rispondere. Penso che comunque non ci sia una relazione con questa realtà. Non possiamo valerci dell’esperienza “passata” per evitare errori che poi non si sa nemmeno se vadano considerati tali. Le “dimensioni parallele” non comunicano quindi credo che esistano infiniti Julien che fanno cose diverse ed altrettanti che stanno scrivendo questo commento :) . Io, per ora, non mi lamento perché posso mandare un amichevole abbraccio a Giovanna :) .
    J:

  7. Volevo dire…per gran PARTE…è tutto scritto… :-)

  8. Salve! Sono il falchetto :-) Si, effettivamente sono discorsi molto complessi e affascinanti ai quali io non posso dare il mio contributo proprio per la loro complessità. Ho letto con inquietudine la parte che riguarda la nostra sorte. Il mio dubbio è capire se davvero in queste infinite possibilità noi contiamo davvero o piuttosto per grande tutto è già scritto! Certo è che la conclusione del post è molto bella:La verità è sempre un tendere e forse il bello è che ogni punto di arrivo sarà sempre quello di una nuova partenza.

  9. Parmenide. Certo era Parmenide (che il mondo a caso pone?). è vero che la stima dell’età dell’Universo è attualmente di 13,7 miliardi di anni ma si tratta pur sempre di una stima non relativistica. Io credo sia meglio mantenersi su di un ordine di grandezza, pure se comunque finiamo col riferirci al "nostro" tempo: quello basato sulla rivoluzione intorno al sole. Ci sono ancora molti punti interrogativi nella cosmologia. Uno riguarda la "materia oscura", un altro addirittura l’"energia oscura" e poi altri ancora. Schiavi della istintiva visione antropocentrica e geocentrica ci siamo impantanati nelle teorie probabilistiche e quantistiche e cerchiamo "la particella di Dio" che poi in sostanza non risolve un bel niente.
    Si cerca la materia oscura perché non si è ancora assorbito un concetto un po’ ostico: LO SPAZIO E’ MATERIA. O meglio: la materia non è altro che spazio, più o meno denso ma spazio. Abbiamo qualche difficoltà già a capire che l’aria in cui siamo immersi non è un vuoto ed ha massa e peso. Finché non c’è vento non ci facciamo caso, figuriamoci se riusciamo ad associare una massa al cosiddetto vuoto cosmico. Però io sono convinto che è così, e vedrai che, prima o poi, qualche cervellone ci arriverà. E la "energia oscura? Anche quella è una bella trovata fantascientifica che nasce dall’osservazione che le galassie lontane non rallentano ma accelerano. Con quale energia? Ci si domanda. Se tutta l’energia è quella del Big Bang, allora questa deve tendere ad esaurirsi, il moto deve rallentare e fermarsi per poi ritornare indietro per gravità; come un sasso lanciato in alto.
    Tutto vero! O almeno, sarebbe tutto vero se l’Universo fosse costruito secondo coordinate cartesiane ed avesse una simmetria più o meno sferica, col punto di origine al centro. Ma questo chi lo ha stabilito? E se, invece, l’Universo fosse da sempre in caduta libera verso il suo punto di origine, seguendo però la traiettoria di un toroide come quello rappresentato nella figuretta che ho postato nella prima parte? Allora l’accelerazione non avrebbe bisogno di strane spiegazioni perché basterebbe la forza gravitazionale.
    Meditate gente, meditate! :)

  10. Sì, effettivamente i caratteri mi erano venuti troppo grandi, li ho ridotti e così mi sembra che vada meglio. Giovanna, purtroppo la grandezza originale dei caratteri è quella che vedi in questi commenti, e cioè MICROSCOPICA! E’ colpa di questo template che è molto difficile da regolare. Giuliano, commentare queste ipotesi non è facile, sia per la materia trattata sia perchè si tratta di eventi dei quali sappiamo poco o nulla. Tra l’altro anch’io credo che il nostro cervello, per quanto evoluto, non sia in grado di comprendere fino in fondo queste cose, e in particolare il concetto di infinito o quello di uno spazio che vada al di là delle tre dimensioni. Io per esempio non sono mai stato capace di figurarmi un semplice pentaratto (chiarisco, per evitare equivoci, che non si tratta di cinque topi, bensì di una figura geometrica multidimensionale :D ). Comunque, tornando all’età dell’universo, si stima che dovrebbe avere 13,7 miliardi di anni e questo calcolo pare sia abbastanza preciso. Prima della sua formazione, ovviamente, non esisteva nè il tempo nè lo spazio ma, come giustamente dici tu, si suppone che all’origine vi sia stato un punto (il punto 0) molto più piccolo di un nucleo atomico, dove non valevano le leggi della fisica che conosciamo e dove le quattro forze fondamentali della natura oggi conosciute (gravitazionale, interazione nucleare forte, interazione nucleare debole ed elettromagnetica) erano presumibilmente fuse in una sola superforza di una straordinaria potenza che va al di là di ogni possibile immaginazione. In definitiva, almeno per ora, non credo vi siano molte risposte, a parte quelle fideistiche e religiose, che girino per le nostre teste. Ci affidiamo a quelle poche cose che la scienza e la matematica si sforzano di penetrare. Per tutto il resto… ignoramus et ignorabimus. :-)
    Sergio

  11. Ringrazio Sergio per la leggibilità dei caratteri e del testo (anche se pure a me, questa volta, le dimensioni sembrano un po’ esagerate. Per la “d” eufonica non so che dire: io non sono un grammatico e me ne scuso ma non amo le cacofonie e persevero nel mio vecchio ed obsoleto, ma adorato, italiano d’altri tempi.
    Giovanna, arrivi sempre rapida come un falchetto! :)
    Vedo che ci sono diverse visite ma nessuno si sofferma a commentare.
    Coraggio ragazzi! Siamo nel mondo dell’opinabile e credo che tutti, qualche volta nella vita, si siano posti certe domande. Chissà quante risposte girano per le teste. :) :)

  12. Mahhh Sergio non è che il problema sia il tuo? Io nel mio pc i caratteri li vedi ENORMI….e li vedevo belli grandi anche l’altra volta! Ero passata a leggere la seconda puntata ma vedo dalla finestra arrivare un rompi…. approfitto del we per immergermi nell’infinito…

  13. Questa volta si legge abbastanza bene, anche se non benissimo. Di questa teoria me ne avevi già parlato e, tutto sommato, non è male.
    A proposito il filosofo greco del quale non ricordi il nome è Parmenide. Altra cosa: la scrittura moderna tende a evitare come la peste la “d” eufonica che siamo stati abituati a usare. Non so dirtene il perchè ma è così. Pare si possa usare solo in rarissimi casi.
    Sergio